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L'UFO crash di Roswell

Ultimo Aggiornamento: 04/09/2013 23.33
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11/05/2012 09.16
 
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IRWIN FORTMAN: "UNA SECONDA ROSWELL" - TERZA PARTE

Fonte: www.extremamente.it/2012/05/10/ora-so-che-gli-ufo-esistono-lincredibile-storia-del-soldato-tiny-fortman-part...

Una fredda notte di fine dicembre del 1947. Una scena raccapricciante. Un segreto lungo oltre mezzo secolo. Sono gli ingredienti della storia raccontata, ormai 20 anni fa, ma rivelata solo adesso, da Irwin “Tiny” Fortman. All’epoca dei fatti, giovane soldato presso la base di Roswell e sedicente testimone della caduta di un’astronave nel deserto del New Mexico. Un secondo e sconosciuto incidente, dunque, dopo quello famosissimo di cui le cronache ufologiche hanno tanto parlato. Il racconto dell’uomo - reso allo scrittore ed astrologo Ray Grasse - proseguiva così…

Ray: Cosa è accaduto ai corpi? Li hanno portati da qualche parte?

Tiny: Sì, li hanno portati da qualche parte, sono abbastanza sicuro, perchè non ne abbiamo più sentito parlare, nessuno li ha più menzionati.

Ray: Il Colonnello Blanchard non ha mai detto una parola a proposito?

Tiny: Niente, no. In effetti, era molto distaccato sull’intero argomento e il generale che era lì- un generale a 3 o a 4 stelle- è sparito quella stessa notte. Almeno così ho visto, magari invece stava attorno alla base. Ma noi non siamo stati in servizio, il giorno dopo, me lo ricordo. Ci hanno detto di rimanere vicino alle baracche con la scusa che se succedeva qualcosa potevano aver bisogno di noi. Quindi siamo rimasti vicino alle baracche.

Ray: E avete parlato tra di voi?

Tiny: Bè, Tommy ed io ne abbiamo parlato mentre ci facevamo la barba la mattina dopo o nel pomeriggio, abbiamo dormito tutta la mattina. Siamo tornati indietro, abbiamo fatto colazione e poi siamo andati a letto.

Ray: Non avete sentito nulla riguardo a dove potevano esser stati trasportati i rottami o i corpi ?

Tiny: Non ne ho idea. Non so neppure che tipo di aereo fosse, se fosse uno piccolo o uno grosso, tipo l’A-26, che faceva parte dei primi ATU, avevano anche una coppia di B-29 adatti al trasporto…

Ray: Sono curioso di capire come mai sei stato coinvolto nella missione. Insomma, come mai un 18enne è stato autorizzato ad una missione del genere?

Tiny: Non lo so. Avevo l’autorizzazione anche per entrare nell’area nucleare, avevano fatto controlli sulla mia famiglia e tutto il resto.

Ray: Tu intendi prima dell’incidente?

Tiny: Certo, avevo l’autorizzazione anche prima. Tutti quanti, per poter passare attraverso queste aree. Perchè lanciavano le bombe atomiche. Era nella parte nord del campo. In ogni equipaggio che stava sull’ambulanza o sugli aerei, almeno un ragazzo doveva essere autorizzato a passare dalla porta nord. Due miei commilitoni hanno riportato delle ustioni per via delle radiazioni, abbiamo dovuto andare là per soccorrerli.

Ray: Mi piacerebbe parlare un po’ della discrepanza apparente tra l’incidente di cui tu stai parlando e quello di cui si parla di solito, accaduto in luglio. Tu mi hai detto che quello di cui sei stato testimone è avvenuto tra Natale e Capodanno… Non è avvenuto prima?

Tiny: So che non era prima di Natale.

Ray: E non dopo Capodanno?

Tiny: Potrebbe, magari uno o due giorni dopo. La base era molto silenziosa.

Ray: Mi sembra di ricordare che il motivo di quel silenzio era dovuto alle vacanze e tu avevi rinunciato a partire per le vacanze perchè eri ebreo e hai lasciato andare via gli altri.

Tiny: Esatto. Immaginavo di poter sempre andare a casa per la Pasqua ebraica. Non faceva nessuna differenza, per me, rimanere lì per Natale. E gli altri ragazzi che erano con me in quella missione erano praticamente appena arrivati alla base, per quello che erano lì.

Ray: Dicevi che avevi sentito dire qualcosa riguardo il precedente caso di Roswell quando sei arrivato per la prima volta alla base, in agosto o in settembre?

Tiny: I ragazzi di quel contingente che erano ancora lì, quelli che c’erano e che avevano visto, ne parlavano sempre. Raccontavano come si erano comportati con quel tipo, quel civile, ne parlavano come di un idiota, l’allevatore o il contadino, gli avevano fatto credere che era… Ma loro sapevano che non era mica pazzo.

Ray: Ma la linea ufficiale era farlo sembrare un idiota?

Tiny: Certo, un cretino. Non fu scritto nulla sull’argomento sui giornali quando io ero lì, ma qualche ragazzo aveva voglia di parlarne, capisci, rimanevano alzati fino a tardi quando uscivamo dal turno di notte, per bere un caffè, e dicevano: “Oh accidenti, mi domando che è successo di quell’Ufo...”

Ray: E queste conversazioni avevano luogo prima o dopo il tuo incidente?

Tiny: Oh, era prima! La seconda volta, nessuno parlava. Gli unici che ne hanno mai parlato eravamo io e il mio amico, e ne parlavamo in modo molto vago, tanto che se non sapevi di cosa stessimo parlando non avresti mai capito l’argomento. Senti, quando un generale a 3 o a 4 stelle ti dice che se apri la bocca lui fa fuori te e la tua famiglia, cosa devi pensare?

Ray: Allora perchè credi che quegli altri ragazzi invece parlassero del precedente incidente in quel modo? Non avevano subìto la stessa pressione?

Tiny: Io penso… Era un avvenimento sul quale il Governo non ha imposto un giro di vite fino a quando non ha capito bene di cosa si trattasse davvero. è l’unica idea che mi viene in mente. Ma la seconda volta- caspita! Hanno mantenuto il silenzio su quello! Probabilmente hanno preso apposta questi ragazzi… Te l’ho detto, la maggior parte dell’equipaggio sulle ambulanze era formato da ragazzi di 18, 19 anni…

Ray: Ma tu cosa pensavi, la prima volta che hai sentito parlare del primo incidente?

Tiny: Non gli ho mai prestato molta attenzione, perchè era prima che ne rimanessi coinvolto anch’io. Non mi sono mai veramente appassionato di quello che quei tizi raccontavano, perchè non ne ero davvero interessato, fino a quando non l’ho visto coi miei occhi. Ne ero interessato più come una curiosità che non ad un Ufo, pensavo che i ragazzi se lo fossero inventato. Ma poi ho capito che non era un’invenzione. Vedi, alcuni di loro… non so se erano tutti presenti sul luogo dell’incidente, ma il modo in cui ne parlavano, sapevano che era tutto vero. Intendo il primo incidente.

Ray: Quindi, quando tu hai visto il luogo dello schianto, automaticamente hai fatto un collegamento nella tua testa con il precedente?

Tiny: Esatto.

Ray: Sono curioso: dove pensi che fosse avvenuto questo incidente che hai visto, rispetto alla base attuale? Dicevi che era oltrepassata la porta nord?

Tiny: Bè, loro erano laggiù, nell’area della porta nord. Non erano oltre la porta, ma solo vicino ad essa. Oltrepassarla, dall’altro lato- wow, era strettamente sorvegliata, c’erano bunker e tutto il necessario per impedire l’ingresso.

Ray: Adesso come ricostruisci la distanza e la direzione in cui ha viaggiato l’ambulanza?

Tiny: Bè, l’unica cosa che posso ricordare è che forse… Non è stato un percorso diretto, capisci che intendo? In altre parole, dovevamo seguire quella jeep, noi eravano la terza o la quarta ambulanza della fila, e ci fermavamo, poi andavamo, poi giravamo a destra, e poi a sinistra… L’unica cosa che posso pensare è che cercavano di disorientarci rispetto al luogo. Insomma, se qualcuno avesse voluto ritornarci per fare una visita in un secondo momento, avrebbe avuto parecchie difficoltà a ritrovare il posto. Ed era pure notte. Mi è sembrato che lo facessero per un’ unica ragione: così non avremmo mai potuto scoprire il luogo, da soli.

Ray: Quanto avete guidato?

Tiny: Il ritorno è stato molto più rapido, potrei dire al massimo 25-30 minuti l’andata e circa 10-15 il ritorno, quasi metà tempo. Forse era la mia immaginazione, ero così… forse guidavamo più veloci al ritorno, capisci che intendo? La jeep davanti a noi sembrava svoltare di meno e procedeva in modo più spedito.

Ray: In prospettiva, non posso immaginare che un evento del genere non abbia avuto un profondo impatto su quanti vi hanno assistito… Questo avvenimento ha in qualche modo condizionato le tue idee personali, la tua filosofia di vita?

Tiny: L’effetto che ha avuto su di me è che io credo fortemente negli Ufo (Grasse annota: “Durante la nostra prima conversazione non registrata, mi diceva in modo più dilungato dello shock indotto da questa esperienza, di come non avesse mai pensato prima alle realtà fuori dal nostro pianeta, ma in un battito di ciglia tutto era cambiato ed era stato costretto a comprendere che davvero non siamo soli). E persino quando Jim lavorava con me…

Ray: Jim Lorenzen? ( Spiega l’autore: “Lorenzen era un pioniere nel campo della ricerca ufologica”)

Tiny: Sì, ho iniziato a pensare alla promessa che avevo fatto che avrei tenuto la bocca chiusa, ero molto interessato, ma restavo alla larga. Quando Jim mi ha chiamato la notte prima di partire per White Sands in New Mexico- avevamo un ingaggio presso il vecchio El Dorado, avevamo una band che ha suonato lì per 17 anni e Jim era il bassista del mio gruppo- Jim mi ha detto: “Devo andare a White Sands, hanno avvistato un Ufo lì e hanno delle informazioni da darmi”, io gli dissi: “Guarda Jim, non c’è problema, troverò un sostituto”. In altre parole, se fossi stato del tutto ignaro dell’intera questione, avrei potuto dire:”Bè Jim, se davvero credi in quel tipo di cose…”. Ma io sapevo che non potevo dirgli quello che sapevo…

Ray: Ma dopo gli hai raccontato quello che è successo?

Tiny: Oh no! Non potevo rischiare! Jim aveva una rivista e lo sai, era un ragazzo molto sveglio. Se qualcuno gli dava delle informazioni e lui pensava che la cosa andasse pubblicata- come credo che sarebbe accaduto- avrei messo in pericolo la mia famiglia.

Ray: Considerando che era uno dei più famosi ricercatori ufologici del tempo, immagino che sia rimasto molto deluso dal fatto che non gliene hai mai parlato.

Tiny: Proprio così.

L’intervista registrata sui nastri termina così. Ovviamente, anche Ray Grasse si è posto il problema di verificare, quanto più possibile, la veridicità di questa storia pazzesca. Di tutto il racconto di Fortman, l’unica cosa certa è la sua presenza presso la base aerea di Roswell nell’inverno tra il 1947 e il 1948. Lo prova una foto dell’epoca che lo ritrae insieme ad altri militari. Tutto il resto, però, resta nell’ambito dei ricordi personali- veri o fittizi, non lo sappiamo.

[IMG]http://ufoplanet.ufoforum.it/headlines_articoli_immagini_th/HL_PRD_9411/eva/irwin-fortman-straight.jpg[/IMG]

L’ex soldato ha più volte ribadito, nei suoi colloqui, che l’incidente di cui era stato testimone era avvenuto in inverno: allude ai cristalli di neve, al clima rigido. Non solo: dice di aver saputo del primo, famoso incidente Ufo grazie ai racconti dei commilitoni. Impossibile, dunque, che si confonda con quello di luglio. Potrebbe allora aver immaginato tutto quanto ?
Grasse non lo esclude, però si domanda: a che scopo? Non ha chiesto soldi in cambio delle sue rivelazioni. Non ha preteso le prime pagine dei giornali. Anzi, ha espressamente imposto il segreto più totale. Allora che interesse avrebbe mai avuto, nell’ inventarsi una storia del genere, che poteva solo ricoprirlo di ridicolo, dalla quale poteva ricavare solo discredito e nessun vantaggio?
L’autore trae come conseguenza logica che questa testimonianza, per quanto assurda, sia affidabile. La sensazione personale di Ray Grasse- l’unico ad aver parlato con Fortman, l’unico ad aver visto le sue reazioni durante il racconto- è che Tiny fosse sincero. Doveva aver assistito ad un evento davvero choccante- dice- che si era tenuto dentro per tanti anni, combattuto tra il desiderio di condividere con qualcuno quell’esperienza e il timore delle possibili ripercussioni. In lui, mentre parlava, ha avvertito come un senso di sollievo, come se finalmente si fosse tolto un peso enorme.
Va detto, però, che in tutta questa vicenda mancano riscontri oggettivi. Non solo: nessuno ne ha mai sentito parlare prima, nessuno ne ha mai parlato prima. Eccetto lui. Eppure Tiny non era solo quella notte. Ecco il motivo per il quale lo scrittore, pur in assenza totale di prove a sostegno di questa storia, ha deciso comunque di pubblicare la lunga intervista, nella speranza che altri si facciano avanti. Altri ex soldati che- come Fortman- in quella lontana notte del ’47 si dovettero confrontare con una realtà più grande di loro, rimanendone schiacciati, ammutoliti, terrorizzati. Ammesso che siano ancora vivi.
Ammesso che sia tutto vero.
Concorso Sportivo Annuale 2017Ipercaforum229 pt.27/07/2017 18.20 by Arcanna Jones
Se io scrivo .... tu pensi a ? Oasi Forum145 pt.28/07/2017 02.42 by possum jenkins
Cosa può fare un cristiano che non riesce a trovare un coniuge adatto?Testimoni di Geova Online...82 pt.27/07/2017 23.10 by (SimonLeBon)
27/05/2012 11.08
 
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ROSWELL: ED ORA?

Fonte: www.edicolaweb.net/un030301.htm

Dopo mezzo secolo l’enigma di Roswell rimane insoluto, ma gli investigatori rafforzano intenti, metodologie e strumenti per nuove ricerche. La chiave è nel messaggio del generale Ramey?
di Thomas J.Carey e Donald R.Schmitt


Nel 1947, presumibilmente, un disco volante si schiantò nei pressi di Roswell, cittadina del New Mexico, e il suo seguente ritrovamento e il cover-up da parte dei militari americani divenne noto come "L’Incidente di Roswell", dal titolo del best seller del 1980, di Charles Berlitz e William Moore. Allo scoccare del suo cinquantesimo anniversario, nell’Agosto 1997, innumerevoli pubblicazioni, da Time Magazine a Popular Science e Popular Mechanics, dedicavano a Roswell la cover-story, imitati da una pletora di media statunitensi. Programmi investigativi quali "Hard Copy" e "Inside Edition" ne dibattevano più volte, altri special TV, monotematici, venivano proposti dai più politicizzati "Nightline" e "Crossfire". I network didattici via cavo, The History Channel, The Learning Channel e Discovery Channel trattavano a fondo l’argomento, mentre le major, CBS, ABC, NBC e CNN, pur occupandosene, si concentravano, purtroppo, più sull’aspetto pubblicitario che non sul significato intrinseco dell’incidente. Il 4 Luglio 1997, la stazione televisiva MSNBC, ha trasmesso da Roswell tutto il giorno un dettagliato resoconto dell’evento. Il presentatore, John Gibson, ha presieduto una discussione sull’ipotesi del Progetto Mogul, ospitando fra gli altri, il colonnello Richard Weaver e il tenente James McAndrew, autori del rapporto conclusivo dell’Aeronautica militare. Fra le spiegazioni: quella del debunker Kal Korff: a Roswell venne trovata una spugna ricoperta di Mylar, (pellicola isolante di poliestere, N.d.R); il progetto Mogul, sostenuto da Charles Moore i cui ricordi, a differenza di altri testimoni pro-Roswell, non vengono mai messi in discussione; l’infamante teoria dei "Manichini caduti dal Cielo" propugnata dal colonnello Joe Kittinger (autoproclamatosi modello per la figura del "capitano dai capelli rossi" intervenuto nella vicenda di Glenn Dennis).
Poi i film "Independence Day", "MIB", "The Rock" e le serie televisive "Dark Skies", "The X-Files" e una messe di libri: "Beyond Roswell", "UFO Crash at Roswell", "The Roswell File", nonché "The Day After Roswell", entrato nei best-seller del New York Times. Adesso, a quasi due anni di distanza, cosa è di questa Roswell, la città/anniversario, senza il clamore dei programmi televisivi? Un’assonnata macchia urbana nel deserto, con alberghi che continuano a spuntare come funghi per far fronte al continuo flusso di turisti attirati dall’International UFO Museum. Roswell è una fermata "obbligata" delle agenzie turistiche del New Mexico e West Texas, e tutto per via del presunto crash del 1947 e del museo, visitato ormai da oltre 500.000 persone. Nell’immaginario collettivo basta menzionare la città e ti ritrovi in mezzo agli UFO. Ma cosa dire dell’incidente in sé? È finito, è passato o, più improbabile, è risolto?

Delusione
Nel 1994 e 1995, l’Aeronautica Militare americana elargì i suoi primi commenti ufficiali riguardo il caso Roswell, dal pomeriggio dell’8 Luglio 1947, quando venne tenuta la sventurata conferenza stampa in cui il Generale Roger Ramey "svuotò il disco volante di Roswell", riuscendo a "identificare" il rottame (che il maggiore Jesse Marcel definì "non di questa Terra") recuperato dal ranch J.B. Foster nei pressi di Corona, New Mexico, da W.W. "Mac" Brazel, come nulla più che i resti di un pallone meteorologico di policloroprene con annesso bersaglio radar tipo rawin, in alluminio. Stavolta, l’Aeronautica finalmente ammetteva che la versione ufficiale del pallone aerostatico era errata, che si trattò in verità di un pallone usato in un progetto allora Top Secret (Mogul) teso ad individuare detonazioni di bombe atomiche sovietiche tramite sensori acustici supportati da palloni aerostatici a livello costante. Un progetto Top Secret, dunque, al contrario dell’equipaggiamento usato, facilmente riconoscibile dai militari e dai civili. Alla fine, il Progetto Mogul fu archiviato, dichiarato un fallimento, visto che la prima esplosione nucleare sovietica sarebbe stata individuata due anni dopo, nell’Agosto 1949, tramite analisi chimiche dell’atmosfera e non da quelle acustiche.

Distruzione non autorizzata
Nel 1997, anticipando di poco le celebrazioni di Roswell (non per coincidenza, secondo noi), l’Aeronautica militare indì una conferenza stampa annunciando il rilascio di un aggiornamento riguardo il caso Roswell, allo scopo di controbattere voci su corpi alieni presumibilmente trovati nel cosiddetto "sito del crash del 1947" (i rapporti dell’Aeronautica militare del 1994 e 1995 non lo menzionavano minimamente). Avrebbero fatto meglio a lasciar perdere: affermando che i corpi alieni erano in realtà manichini antropomorfici per test di paracadutismo da alta quota (iniziati invece dall’Aeronautica 10 anni dopo il caso Roswell), l’Air Force e i suoi entusiasti supporters hanno perso terreno. I reporters presenti alla conferenza stampa rimasero sorpresi, increduli e divertiti nel sentire questa ultima "spiegazione" ufficiale di Roswell e l’ipotesi dei cosiddetti "manichini dal cielo" evoca ancora i sorrisi e i lazzi sia dei fautori di Roswell che degli scettici. Sfortunatamente, il lungamente atteso rapporto del GAO (Government Accounting Office) su Roswell, diffuso nel 1995, si è dimostrato inconcludente. Su richiesta di un membro del Congresso del New Mexico, Stephen Schiff, le autorità tentavano di rintracciare una "pista documentaria" riguardo gli eventi di Roswell del 1947, per verificare se tutti i documenti dell’epoca sull’argomento fossero stati propriamente conservati e classificati. Schiff riuscì a scoprire solo che tutti i documenti della base di Roswell, inerenti il periodo del presupposto crash del 1947, erano stati distrutti senza apparente autorizzazione. Con la morte di Schiff, all’inizio del 1998, il caso ha perso un importante difensore pubblico al Congresso e il terreno conquistato per coinvolgere ufficialmente il governo è apparso diminuire.

La ricerca di prove fisiche
Nella primavera 1998 decidevamo di ridare vigore alle indagini, soprattutto perché fra non molto, dei pochi testimoni di prima mano superstiti, non resterà nessuno da interpellare. Tant’è che sempre più spesso ci rivolgiamo ai figli e ai nipoti di testimoni deceduti. Considerando il caso, allo stato attuale, incompleto e anche non del tutto corretto, ci siamo recati due volte in New Mexico nel 1998, per rintracciare nuovi testimoni e intervistare ancora quelli vecchi. Indizi ed alcune sorprendenti novità scaturite dalle dichiarazioni di "vecchi" testimoni ci hanno impressionato. Quanto segue è il frutto della riapertura della nostra personale "Roswell Investigation".
Il lato più frustrante delle indagini si è sempre dimostrata la ricerca di una prova fisica inconfutabilmente avente proprietà "non appartenenti a questo mondo" riferibili all’incidente del 1947. Le speranze si infrangono al dunque, quando i presunti possessori si rifiutano di consegnare l’oggetto o lo stesso si rivela un falso (o una erronea interpretazione). Nei giorni dell’anniversario di Roswell ‘97, Derrel Sims e Paul Davids indirono una breve conferenza per mostrare un pezzo di metallo che secondo loro proveniva dal crash di Roswell, classicamente di "fonte ignota". Affermarono che il pezzo era stato analizzato e dai risultati si deduceva che si trattava di materiale extraterrestre. Secondo loro, altri pezzi erano stati testati in "università di tutto rispetto", accertando che si trattava di materiale ET. La stessa cosa ci veniva assicurata dal dottor Roger Lear, membro dello stesso team. Sfortunatamente, ad oggi, Lear non conosce l’identità della "fonte anonima" e questo non è positivo. Nel 1996, il conduttore del radioshow Art Bell venne in possesso, ancora da fonte anonima, di piccoli pezzi di metallo presumibilmente provenienti dal Roswell crash. Sottoposti a test metallurgici, i risultati hanno rivelato la massiccia presenza di alluminio e di altri metalli. È tutto? Dove sono adesso? Sono passati tre anni. Altri test? Nessun seguito. Quando i ricercatori di Roswell ottengono una traccia che implica prove fisiche, tutto il resto perde di importanza, finché la traccia (come nel suddetto caso) si esaurisce. Comunque, ecco le piste su cui stiamo indagando.

1. Un testimone diretto afferma di avere avuto nelle sue mani un pezzo di metallo simile a quello di Frankie Rowe. Vorremmo convincesse i proprietari dell’oggetto a collaborare e farcelo esaminare.
2. Un agente della Polizia Militare in pensione ("Dutch") ultrasettantenne e in ottima salute, afferma di avere un pezzo dei rottami di Roswell e, si dice, forse, disponibile a consegnarlo ad investigatori civili prima della sua morte.
3. Un parente di un famoso personaggio di Roswell, messo alle strette, ha confessato di possedere materiale del crash. Non frammenti dell’astronave, ma di "uno dei corpi". Professionisti del campo forense li hanno analizzati. Sembra non essere tessuto biologico né stoffa, bensì "qualcos’altro". Vedremo.
4. Ci sono diversi passi "preventivi" che stiamo prendendo in esame per proteggere prove fisiche del crash di Roswell del 1947, ma richiedono fonti al di fuori del normale standard investigativo su Roswell.

l primo progetto include uno "scavo" totale al ranch Foster/Brazel, nel luogo rinominato "campo dei rottami". Tutti sono d’accordo che qualcosa è caduto, nel Luglio del 1947 (anche l’Aeronautica concorda, su questo) sul Foster Ranch. Il problema è che cosa è caduto. I consulenti archeologici hanno detto che qualsiasi cosa fosse, se fosse rimasta al suolo anche per un breve periodo, diciamo una giornata, è probabile che animali roditori ne avrebbero portato i resti nelle loro tane. Da Jesse Marcel abbiamo appreso che l’intera area (3/4 di miglio per alcune centinaia di metri) era disseminata di rottami e pezzi, quasi tutti di piccole dimensioni, rimasti sul terreno desertico non uno ma almeno quattro giorni. Siamo stati sul posto molte volte e i buchi dei roditori e piccoli pozzetti naturali sono molto evidenti (vedi foto). Abbiamo ragione di tenere, consigliati dagli archeologi, che quello che cerchiamo (qualsiasi cosa sia) si trovi ad una profondità non superiore a 50 centimetri.
Anche il secondo progetto riguarda il campo dei rottami. Una mezza dozzina di testimoni di prima mano riferì della presenza di una lunga traccia fresca di slittamento nel terreno, una infossatura, non presente prima del Luglio 1947. Si presuppone che quanto generò i rottami altresì causò tale infossamento, rimasto visibile per alcuni anni dopo il 1947, stando ai testimoni, inclusi Bill Brazel Jr. e il generale Arthur Exon, il quale volò sopra il sito nel 1949. Oggi la traccia non esiste più, livellata dalle erosioni, le piogge estive e il passaggio del bestiame, ma sappiamo dove si trovava grazie ai testimoni oculari. Secondo i geologi sarebbe possibile ottenere l’impronta della traccia tramite un apparecchio GPR (Ground Penetrating Radar), il cui segnale penetra il suolo dell’area selezionata e produce una "lettura" o "impronta digitale" delle anomalie, a seconda della profondità degli strati rilevati. I risultati di un tale test equivarrebbero ad una prova fisica sia negativa che positiva, avvalorando o no questo specifico aspetto dell’incidente di Roswell.
Il terzo progetto nasce da un incontro avvenuto a Corona, New Mexico, nell’Ottobre 1998: ne è uscita la conferma di una storia prima mai precisata, di un giovane che nel ‘47 viveva nella zona di Corona, Fred Miller, caduto in Vietnam nel 1967. Miller sarebbe stato in possesso di numerosi pezzi dei rottami di Roswell e li avrebbe mostrati ai residenti più volte. Sembra che Fred fosse solito nascondere materiale di vario genere in una grotta della zona. La ricerca in loco non è agevole, anche a causa dei serpenti a sonagli, ma speriamo di aver individuato "la grotta di Miller".

Solo alla fine qualcuno parla
Giuridicamente si accorda una considerazione speciale alle cosiddette "confessioni in punto di morte", in quanto si ritiene che quando una persona si sente vicina al trapasso voglia ripulirsi la coscienza. Forse la confessione più significativa è stata quella del maggiore Edwin Easley. Nella prima intervista fattagli dal collega Kevin Randle, Easley disse solo che non poteva discutere del caso Roswell perché legato ad un giuramento di segretezza, da lui mantenuto sino alla fine ma, in punto di morte, confermò ai suoi familiari di aver partecipato al recupero di un’astronave extraterrestre e del suo equipaggio, concludendo "Oh, le creature". Poco prima di morire, nel 1994, l’ex aiutante alla base di Roswell nel 1947, il maggiore Patrick Saunders, scrisse una frase catartica su una copia del libro "The Truth about the UFO Crash at Roswell", che spedì a noi e a Randle: "Questa è la verità e io non l’ho ancora rivelata a nessuno". La moglie di un poliziotto militare, di stanza a Roswell nel 1947, ci ha detto che quattro anni fa suo marito, in punto di morte, le confessò di essere stato di guardia al perimetro del ranch Foster/Brazel, ma di non avere raccolto rottami. Un’altra donna ci ha riferito del marito, che nel 1947 aveva le mansioni di cuoco nel 509° Gruppo bombardieri. Un giorno gli dissero di presentarsi all’hangar 84 della base. Gli diedero un fucile e lo misero a guardia dell’edificio con altro personale consegnato. Gettato uno sguardo all’interno, vide dei rottami sparsi in giro e dei "piccoli corpi" pronti per essere spediti altrove. La donna è convinta della veridicità del racconto: il marito non avrebbe mai potuto mentirle in punto di morte.

Testimoni riluttanti
Si definisce "testimone riluttante" chiunque abbia informazioni su un evento (in questo caso Roswell) di provenienza diretta o indiretta, ma si rifiuti di parlarne. Il più famoso di cui siamo a conoscenza è l’ex agente del controspionaggio della base, Sheridan Cavitt, che accompagnò l’ufficiale d’intelligence del 509° Jesse Marcel al ranch Foster/Brazel. Nel 1994 Cavitt confermò il suo coinvolgimento nel caso Roswell per la prima volta al colonnello dell’Aeronautica militare Richard Weaver e allo stesso tempo lo negava agli investigatori civili di Roswell. Cavitt disse a Weaver che ciò che vide al ranch quel giorno del 1947 erano i resti di un pallone meteorologico e di un bersaglio radar che loro recuperarono sbrigativamente. Comunque, il racconto di Cavitt è in conflitto con quelli di altri credibili testimoni oculari degli stessi eventi, così come le sue precedenti affermazioni di non-coinvolgimento. I testimoni del genere sono molti e confidiamo che un giorno siano disposti a dire quello che sanno. Fra loro, un ex membro del 1395° squadrone di polizia militare di stanza a Roswell nel 1947, coinvolto nel recupero ma restio a dire altro, in quanto ex militare e le cose gli andavano bene così come stavano. Un altro è un autista che si ritrovò all’hangar 84 durante le attività di recupero e vide i corpi e i rottami. Fu preso da parte e minacciato di morte. Un ulteriore testimone, un uomo di 58 anni, potrebbe risolvere tutto il mistero, ma ha la straordinaria capacità di sparire appena si avvicina un investigatore nei paraggi. Abbiamo anche il presunto nome di una donna all’epoca infermiera presso la base e che si sarebbe trovata all’ospedale all’arrivo dei corpi. Non si sa altro.
Oltre a cercare nuovi testimoni, abbiamo fatto uno sforzo particolare per restare in contatto con quelli vecchi, quali Bill Brazel Jr., Walter Haut, Glenn Dennis, Frank Kauffman, Frank Joyce, Frankie Rowe e Jack Rodden. Rivisitando con loro le testimonianze sugli eventi del 1947, e unendole alle ultime scoperte, siamo riusciti a trarre nuove conclusioni sulle circostanze dell’incidente. Un prossimo articolo suggerirà una inedita sequenza del crash di Roswell e risponderà al perché i militari avrebbero trattenuto "Mac" Brazel in "custodia" per così tanto tempo.

La pistola fumante?
Va menzionato un recente sviluppo, non frutto di nostre investigazioni. Riguarda le foto scattate al generale Roger Maxwell Ramey nel suo ufficio di Forth Worth il pomeriggio dell’8 Luglio 1947, nel corso della conferenza stampa di annuncio del ritrovamento - eseguito dall’ufficiale dell’Intelligence (Jesse Marcel), il giorno prima, presso il J.B. Foster Ranch - di un pallone meteorologico e di un bersaglio radar costituito da un foglio di alluminio. Nelle foto scattate quel giorno Ramey appare ritratto inginocchiato accanto ai resti di un pallone e di un bersaglio radar disposti sul pavimento del suo ufficio. In ciascuna foto Ramey stringe in mano un documento che potrebbe aver ricevuto prima della conferenza. Il foglio sembra bianco, ma in una (la prima?), sebbene il foglio sia accartocciato, si intravede del testo. Oggi, mediante tecniche computerizzate, diversi analisti sono sicuri di aver decifrato gran parte di tale documento. Non tutti concordano sul suo contenuto (alcuni vi vedono la parola "Magdalena", altri "Roswell"), ma una singola frase è palese per tutti e secondo noi costituisce una prova evidente, come la classica "pistola ancora fumante" dei gialli: "... vittime del rottame... inviate a Fort Worth, Texas." Questo dimostra che non fu un pallone a cadere a Roswell nel 1947. Secondo noi lo stesso messaggio pervenne anche al Colonnello William Blanchard, comandante del 509° Gruppo Bombardieri di Roswell, al diretto comando di Ramey e probabilmente anche di autorità superiori di Washington. L’apparente "Fort Worth Connection" ci interessa particolarmente, visto che una nuova fonte investigativa ci stava guidando in quella direzione prima della notizia dell’analisi del foglio di Ramey. Adesso sono necessarie almeno due investigazioni indipendenti, senza legami con Roswell o i testimoni di Roswell, in modo da condurre un’analisi obiettiva e imparziale. Il classico cast di debunkers di Roswell, inclusa l’Aeronautica militare, fino ad ora ha mantenuto un silenzio irreale riguardo al messaggio di Ramey. Chi avrebbe mai potuto immaginare che Roger Ramey, "uomo di punta" del cover-up di Roswell, avrebbe potuto, mezzo secolo dopo, fornire involontariamente la chiave per aprire la porta dell’ultimo segreto? Ironia delle ironie.
08/08/2012 16.26
 
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DICK FRENCH: A ROSWELL DUE UFO

Articolo di Annalisa Cisi
Fonte: noiegliextraterrestri.blogspot.it/2012/08/non-uno-ma-due-ufo-furono-abbatt...

Richard (Dick) French, ten. colonello a riposo della US Air Force ha rilasciato nuove dichiarazioni in un'intervista del il 6 Agosto scorso alla testata online Huffington Post (http://www.huffingtonpost.com/2012/08/03/roswell-ufo-crash_n_1715663.html) dopo quelle pubblicate su questo blog qualche giorno fa in cui ammette di aver fatto debunking sui rapporti di avvistamento UFO per conto dei suoi superiori. Secondo French, a Roswell nel 1947 caddero due UFO a pochi mesi uno dall'altro e non in modo accidentale ma furono abbattuti da armi sperimentali avanzate in dotazione della base militare di White Sands, New Mexico.

[IMG]http://www.ufoforum.it/public/data/Sheenky/201288162420_frenc_colonell.jpg[/IMG]
Dick French

A Roswell, in New Mexico, nel 1947 precipitarono non uno ma due UFO colpiti da armi ad impulsi elettromagnetici. Lo ha detto all’Huffington Post l’ex ufficiale dell’Air Force, il tenente colonnello Richard (Dick) French.
La storia universalmente conosciuta vuole che un solo oggetto volante non identificato di origine non terrestre si sia schiantato al suolo e da cui poi sarebbero stati recuperati non solo i resti della navicella, ma anche i cadaveri degli occupanti alieni. Poi sappiamo anche che la versione ufficiale emessa dal governo USA dopo pochi giorni dal fatto e dopo che uscì la notizia sulla stampa locale che scriveva di un disco volante recuperato dalla RAAF, è quella della caduta di un semplice pallone meteorologico. Ma si sa bene che è stato fatto insabbiamento, Cover UP, che tiene ancora ad oggi. Ma la verità viene sempre a galla, per le vie traverse.
Ora abbiamo un altro rivelatore che merita certamente seria attenzione rispetto all'ex agente CIA Chase Brandon e alle sue dichiarazioni fatte i primi di Luglio scorso guardacaso proprio in concomitanza con il 65° anniversario del crash di Roswell e dell'uscita del suo nuovo libro fresco fresco di stampa.
Ecco quanto dichiara Richard (Dick) French all'Huffington Post.

“A Roswell ci sono stati in realtà due incidenti, di cui la maggior parte della gente non sa" ha detto French. "Il primo è stato provocato dai colpi dati da un aereo sperimentale americano che ha abbattuto un UFO che volava sopra White Sands, nel deserto del New Mexico. Dopo che lo hanno colpito da un'arma avanzata ad impulsi elettromagnetici che ha disabilitato l'UFO, questo poi questo è caduto.”

L'ex militare con quasi trent'anni di carriera, ha detto all’Huffington Post di aver saputo dell’incidente dell’UFO da una fonte confidenziale proveniente dal test site di White Sands Proving Grounds, un'area del deserto del New Mexico dove sono state testate numerose armi e tecnologie di ultima generazione.
Sarebbe stata quella stessa fonte a dire a French che c’era stato un secondo incidente UFO vicino a Roswell pochi giorni dopo il primo.

[IMG]http://www.ufoforum.it/public/data/Sheenky/201288162553_r-richardfrench-large570.jpg[/IMG]
Il giovane French pilota della US Air Force

“Si verificò a poche miglia dal luogo del primo incidente" ha detto French. "Supponiamo che il motivo per cui erano tornati in quella zona era per tentare di recuperare parti del mezzo volante e i sopravvissuti dell’incidente. Mi riferisco alle persone provenienti dallo spazio esterno", e aggiunge anche “Io ho visto delle fotografie tratte da una certella in cui all'interno di questi UFO c’erano delle iscrizioni con caratteri simili a quelli arabi”.
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Incredibile la posizione del CUN su questa vicenda:




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biancofive, 04/09/2013 17:12:

Per non parlare del punto di vista di Benni:





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