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Mussolini, Hitler, rapimenti e seconda guerra mondiale

Last Update: 2/22/2012 4:42 PM
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2/22/2012 11:45 AM
 
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Questa storia inizia il 13 gennaio 1939 quando il Corriere della Sera riporta in un trafiletto: “(...) Sua Eccellenza il Cavalier Benito Mussolini tradito dalla pressione bassa”. In questo articolo il giornalista Enrico Tazi racconta di uno svenimento di Mussolini mentre sciava a torso nudo sul monte Terminillo. Non stupisce che la notizia non sia stata riportata da nessun altro giornale dell’epoca, né che il povero Tazi sia poi finito al confino: è del tutto evidente che Mussolini, che aveva fondato il fascismo sui miti della forza e della virilità, non amasse questo tipo di pubblicità. Il 14 Gennaio 1939 Benito Mussolini è ricoverato in un ospedale romano, ufficialmente per essere operato di appendicite. Un cinegiornale di quell’anno (il numero 1023) riporta la cronaca dell’avvenimento, mostrandoci il Duce che, sprezzante del dolore, si reca a piedi verso la sala operatoria dopo aver rifiutato lettiga e anestesia. Ma in quell’ospedale non avviene nessuna operazione d’appendicite: la messinscena serve in realtà a coprire una serie di analisi cui Mussolini si deve sottoporre. Di cosa soffre? Svenimenti, insonnia, un fischio fisso al timpano destro e feroci attacchi di mal di testa che lo costringono per ore e ore da solo al buio. Questi i sintomi. E il male? Anche dopo le analisi i medici non sanno che pesci pigliare e Mussolini sta sempre peggio.
Il professor Alfredo Giusti, oculista di fama internazionale, è l’unico testimone ancora in vita di quell’infermità del Duce: “Allora facevo parte dell’equipe dei medici che si occupava della salute di Mussolini. Era un compito importante, ma anche rischioso. La situazione era poco chiara e ognuno di noi aveva una idea diversa, ma tutti avevamo la stessa paura ad esprimere un parere deciso. Paura di sbagliare. Vede, ci fu l’enterologo, il professor Augusto Belli, che voleva sottoporre il duce a un’indagine rettoscopica… e lo fece… ma nulla! L’esame, purtroppo per lui, risultò negativo, così il povero professor Belli fu ripescato sei giorni dopo nel Tevere. Da parte mia, avevo notato nel Duce un leggero abbassamento della vista, ma a scanso di equivoci avevo dichiarato che Sua Eccellenza aveva 10 decimi e ci vedeva come un aquila…”. Benito Mussolini, che accentra tutto il potere nelle sue mani, guidando personalmente la politica interna e la politica estera, non può permettersi di sentirsi uno straccio: in quei giorni uno spettro si aggira per l’Europa. Adolf Hitler ha già invaso l’Austria e ora vuole la Cecoslovacchia. E poi tutto il resto. Di questi piani fa partecipe il suo amico e vecchio maestro Mussolini, offrendogli di entrare in società nell’impresa. Ma il Duce tentenna: un momento è entusiasta di entrare in guerra, il momento dopo è assalito dai dubbi. Il suo stato di salute, poi, lo mette in gran difficoltà davanti a eventi così potenti e repentini. E dato che i medici non cavano un ragno dal buco, Mussolini prende una decisione delicata, importante e soprattutto segreta. Convocare un medico straniero. 
Il 7 febbraio 1939 la dottoressa Frieda Muller è in Italia per un convegno semiclandestino sulla psicanalisi che si svolge all’Hotel Fiume di Trieste. Tra tanti psicologi e psichiatri di levatura internazionale che si riuniscono, sono presenti anche i neurologi Cerletti e Bini, che per curare l’epilessia hanno appena brevettato una macchina per l’elettroshock. Alle ore 12 e 30 il dibattito viene interrotto dall’irruzione della milizia fascista che pone fine alla riunione di strizzacervelli. La Muller viene caricata su una macchina scura. In quei momenti nella testa della giovane studiosa si fanno strada brutti pensieri: Frieda teme per la sua vita. Cosa vogliono da lei quegli uomini vestiti di nero che la portano via senza alcuna spiegazione? Dopo un viaggio in automobile che dura molte ore, quella stessa notte la dottoressa Muller è ammessa in una sala riservata di Palazzo Venezia a Roma.
A quatt’occhi col Duce. “Per prima cosa”, racconta oggi Frieda Muller, “Mussolini mi mostrò una foto nella quale ero stata ritratta insieme a Freud. Me lo indicò, sgranò gli occhi e disse: -Questo è un ebreo con le palle!-” Così come a vent’anni è stato socialista, Benito Mussolini ha, in gioventù, creduto in molte altre cose sulle quali ora ha cambiato idea. Una di queste è proprio la validità medica del metodo psicanalitico. In questo senso un fatto rimane emblematico. Quando i nazisti arrivano a Vienna, come tutti gli ebrei anche Sigmund Freud rischia di venire arrestato. Se invece non gli viene torto un capello e gli è permesso di emigrare a Londra, è proprio grazie all’interessamento personale di Benito Mussolini che chiede ed ottiene la clemenza di Adolf Hitler. Con l’istituzione in Italia delle leggi razziali contro gli ebrei, l’amicizia di Mussolini con Freud però s’interrompe e la psicanalisi viene ufficialmente bandita dai circoli scientifici. Ma ora, dopo il fallimento della medicina ufficiale, l’indomito Duce dell’Italia fascista è un uomo qualunque, distrutto dal mal di testa, con un terribile fischio all’orecchio e in preda ad atteggiamenti psicotici. E per smettere di soffrire, il dolorante Mussolini manda al diavolo ogni coerenza e cerca segretamente aiuto dalla dottoressa Frieda Muller.



Mussolini parla nel sonno
Il primo di quella che sarà una lunga serie di incontri tra la psicanalista e il dittatore, avviene in una saletta riservata di Palazzo Venezia, la stessa che Mussolini usa abitualmente per i suoi incontri segreti con le donne. E di questo allora si parlò: di una nuova amante. Ce lo conferma lo storico inglese massimo esperto del Duce e del fascismo: Denis Mack Smith: “Il debole di Benito Mussolini per le straniere era risaputo. Così quel suo nuovo capriccio erotico passò tra i suoi fedeli abbastanza inosservato. Ma dopo l’episodio di Magda de Fontanges, una giornalista francese con la quale il Duce aveva avuto ripetuti incontri nel ’36 e che poi si era scoperta essere una spia del Deuxième Bureau, il Prefetto di Polizia, in caso di amanti straniere, faceva sempre fare delle ricerche. Cosa che accadde anche con la Muller. Ne venne fuori che la ragazza era la figlia unica di Egon Muller, un dentista viennese che collaborava con i nazisti dalla prima ora, e questo bastò a rassicurarlo che anche la figlia doveva essere una brava persona.” I risultati del metodo Muller su Benito Mussolini non tardano a venire: già alla seconda seduta il Duce, dopo settantasei giorni di veglia, si addormenta profondamente e si risveglia dopo un giorno e mezzo. Disertando così un Consiglio dei Ministri, la recita scolastica di suo figlio Romano e un dopocena con il Papa. Al suo risveglio Mussolini è raggiante: il fischio all’orecchio ed il mal di testa sono sensibilmente diminuiti. Soddisfatto, decide che la Muller potrà applicare su di lui un intero ciclo di sedute curative. Quello che il Duce sa, è che vuole tornare in forma come una volta, quando chilometri di marcia su Roma erano una passeggiata. Quello che il Duce non sa, è che nel sonno lui parla, e che la Muller annota tutto. Il 27 febbraio Mussolini parla nel sonno tre volte, tre brevi frasi a distanza di alcuni minuti l’una dall’altra. Alla presenza della Muller che annota tutto sul suo taccuino, Mussolini dice: “No, no, no!” “Lasciatemi, lasciatemi!” “Loro… loro mi legano”. Queste poche frasi smozzicate hanno sulla dottoressa l’effetto d’una bomba. Le teoria psicoanalitica si basa sulla certezza che nell’inconscio del paziente esistono alcune esperienze che egli ha rimosso. É lì che si gioca la partita: sono proprio quelle esperienze negative che a distanza di anni possono riemergere provocando disturbi e malattie che la medicina ufficiale non è in grado di curare. “No, no, no!”; “Lasciatemi, lasciatemi!”; “ Loro… loro mi legano”. A cosa si riferisce Mussolini? La prima strada che la Muller imbocca è quella del disagio familiare. Un padre ubriacone? Una madre violenta? Un maestro manesco? Dei compagni sadici? Cosa c’è nel passato del Duce? Frieda si reca a Predappio, il paesino di nascita di Mussolini, ma le testimonianze che raccoglie non sono quelle che si aspettava: scopre infatti che non erano i genitori, il maestro e i compagni di scuola a picchiare il piccolo Benito, semmai il contrario. I ricordi da far riaffiorare sono quindi altri, ma quali? C’è solo un modo per scoprirlo: l’ipnosi regressiva. Uno stato di sonno coatto durante il quale il paziente, non solo parla spontaneamente, ma risponde alle domande che gli vengono poste con la più assoluta sincerità.
Ma Mussolini avrebbe accettato?

Ipnotizzato da Frieda
Dal canto suo il Duce ha sì ritrovato il ristoro di qualche ora di sonno, ed anche il fischio all’orecchio sembra ora più lieve. Ma il mal di testa! Continuo e insopportabile. Proprio in quei giorni di decisioni cruciali, storiche: firmare o non firmare il ‘Patto d’acciaio’ con Hitler che vuole sottomettere il mondo? Sì, in quei giorni, per farsi passare il mal di testa Mussolini venderebbe l’anima al demonio. Per contrastare quelle terribili emicranie, la dottoressa Frieda Muller propone a Mussolini di abbandonare la musicoterapia per tentare un metodo più invasivo e impattante. Il Duce accetta ed il 5 marzo 1939, la Muller ottiene l’autorizzazione ad indurlo in una trance leggera con l’utilizzo dell’ipnosi. A questo scopo la Muller chiede al capo del fascismo di lasciarsi completamente andare. L’unico sforzo di Mussolini sarà quello di seguire con lo sguardo il moto dell’orologio da panciotto che lei gli dondola a un palmo dal naso. “Potevo adoperare dei disegni elicoidali o altri sistemi”, ci dice oggi la Muller, “ma sono metodi freddi, che non aiutano la concentrazione di chi deve ipnotizzare. Quell’orologio invece era di Sigmund Freud. Prima di salire sul treno per Londra un tale della Gestapo voleva confiscarglielo. Lui se lo staccò dal panciotto e me lo regalò… per me ha sempre avuto un significato speciale”.
L’esperimento ha successo e Frieda Muller è finalmente in grado di fare a Mussolini alcune semplici domande, la prima delle quali è: “Chi sono loro che ti legano?” Il Duce risponde e la Muller riporta il dialogo sul suo taccuino: 
Mussolini: “Loro… loro che mi legano… sono i padroni”
Muller: “I padroni di cosa?”
Mussolini: “I nostri padroni”
Muller: “I tuoi padroni?”
Mussolini: “Sì… i miei padroni.”
Muller: “E i tuoi padroni ti legano?”
Mussolini: “Sì.”
Muller: “E cosa provi quando ti legano?”
Mussolini: “Paura… e dolore.”
Muller: “E cosa provi per i tuoi padroni?”
Mussolini: “Non lo so.”
Muller: “Cerca di saperlo: che cosa provi per i tuoi padroni?” 
Mussolini: “Io li amo.”
La psiche di Mussolini si presenta alla Muller più turbata di quanto osasse sospettare: affiorano ora i temi del sadismo e del masochismo. Ma quando? Come? Con chi quelle esperienze sessuali sono state vissute dal Duce? Le sedute si fanno più serrate. Annota ancora dal suo taccuino:
Mussolini: “Loro… loro che mi legano… sono i padroni”
Muller: “I padroni di cosa?”
Mussolini: “I padroni di casa.”
Muller: “Quale casa?”
Mussolini: “La grande casa.” 
Muller: “Quella di Predappio? ”
Mussolini: “No.”
Muller: “Villa Torlonia? Palazzo Venezia?”
Mussolini: “Loro mi legano, loro mi pungono, paura… paura e dolore.”
Muller: “Cerca di ricordare: quale grande casa?”
Mussolini: “L’universo.”
Muller: “L’universo?” 
Mussolini: “Loro sono i padroni dell’universo.”
Un dato scientificamente provato è che sotto ipnosi è impossibile mentire; ora la Muller tira le somme di ciò che ha raccolto: Mussolini ad un certo punto della sua vita è stato legato, una o più volte, in uno o più luoghi sconosciuti, per un tempo da stabilire e con modalità ignote. Da chi? Dai padroni dell’universo! A questo punto la dottoressa accantona la teoria delle turbe sessuali, ma non per questo butta la spugna e decide che ha bisogno di chiedere aiuto a Sigmund Freud in persona. 

Il filmato
Per avere un documento concreto da mostrare a Freud la psicanalista decide di filmare di nascosto la successiva seduta con Mussolini. L’immagine è in bianco e nero, sbiadita, inquadratura larga e fissa. Su un divanetto c’è un uomo sdraiato: è Benito Mussolini. É in trance ma sembra inquieto, sentiamo la voce della Muller che gli chiede: “Parlami ancora di loro”. Mussolini le risponde: “Verdi… loro sono verdi, e hanno la testa di lucertola. Sono loro che mi comandano”. La Muller resta molto colpita da questa dichiarazione ed ipotizza di trovarsi davanti ad uno stadio avanzato di ‘dementia precox’, ma subito dopo annota sul suo taccuino: “Sono sempre più confusa. L’ipotesi della dementia precox è assolutamente affrettata: i sintomi collaterali non corrispondono: c’è il delirio, ci sono le allucinazioni... ma le modalità in cui si manifestano sono assolutamente anomale”. I successivi sviluppi la gettano poi nello sconforto più totale. Non solo non ci capisce più un tubo, ma il paziente di punto in bianco smette di parlare. Dorme e basta. “Arrivava alle cinque, si stendeva sul divano per farsi ipnotizzare e si raccomandava di svegliarlo un’ora dopo, insomma… non c’era più nulla di psicanalitico… ero diventata una sorta di fantesca… tanto che per non perdere tempo avevo introdotto un comando che noi analisti chiamiamo ‘suggestione postipnotica’: l’avevo abituato ad una parola chiave, io la pronunciavo e lui cadeva in trance. L’ipnosi non era più un mezzo ma il fine…” Il 17 aprile 1939 Mussolini rompe finalmente il silenzio e sotto ipnosi dice: “Loro sono qui”. A questo punto, il corpo di Mussolini lentamente si stacca dal divanetto e prende a levitare. Frieda appare sconvolta, mentre Mussolini, orizzontale, galleggia nell’aria e ripete: “Loro sono qui”. Un sibilo intermittente invade la stanza, il vento spalanca la finestra e la Muller guarda verso di essa: un oggetto volante non identificato ondeggia esattamente come il corpo del Duce. Poi, il disco volante vola via a velocità supersonica. Al suo risveglio Mussolini ha lo sguardo cattivo. Appare in ottima forma, caricato. “Mi chiese di ascoltare Wagner e prese a raccontarmi una barzelletta irripetibile sugli ebrei....” Dopo pochi giorni Mussolini invade l’Albania e stringe il ‘Patto d’acciaio’ con Adolf Hitler.

Mussolini rapito dagli UFO
Frieda Muller è a dir poco sconvolta da ciò cui ha assistito. Si rende conto che la vicenda ha dell’incredibile e che se la renderà nota, con ogni probabilità sarà messa da parte, o peggio. Ci racconta: “Avevo già sentito parlare di oggetti volanti non identificati, ma a quel tempo, nel 1939, non se ne sapeva nulla di preciso, era una cosa che nessuno prendeva sul serio. Ma io ne avevo visto uno. Ero stata testimone di quello che oggi sarebbe classificato come un incontro ravvicinato di primo tipo. Questo cambiò tutta la mia vita. Mezz’ora dopo, ancora sotto shock, la psicanalista cerca di riprendere la seduta. Mussolini sbava, farnetica, biascica frasi incomprensibili, poi inizia a parlare chiaramente.
Muller: “Quando hai visto loro per la prima volta?”
Mussolini: “Io dormo nel mio lettino… loro mi toccano, mi svegliano. Ho paura, tiro su le coperte… dico no, no, ma mi tirano fuori per i piedi.” 
Muller: “E poi?”
Mussolini: “Sono leggero, vado veloce… mi fanno entrare in quella grande cosa grigia che sta nell’aria”. 
Muller: “Quale cosa? Come è fatta?”
Mussolini: “É… come un cappello tondo, grande. Guardo la mia casa… si fa piccola piccola, sono legato… no, no!”
Muller: “Perché ti legano?”
Mussolini: “Aghi… siringhe, in bocca, nel naso… non posso muovermi…”
Muller: “Che cosa ti fanno?” 
Mussolini: “Qualcosa, mi mettono qualcosa nel braccio”.
Muller: “Che cosa ti mettono nel braccio?”
Mussolini: “Non lo so… non posso muovermi… loro mi comandano.”
Muller: “Ti dicono quello che devi fare?” 
Mussolini: “Lo devo fare, lo devo fare…”
Dice oggi la Muller: “Dai resoconti di molte sedute ipnotiche regressive, non solo Mussolini, ma anche tutti gli altri abdotti dagli UFO sembrano essere stati sottoposti ad una sorta di esame medico da parte degli alieni. Emergono paurosi e spiacevoli ricordi di strane sale operatorie, di aghi, di strani strumenti inseriti in varie parti del corpo. Gli abdotti portano ancora i segni di queste operazioni, come lividi, o minuscole cicatrici nascoste sotto il palato o nelle narici. Ma sono talmente piccole che è difficile accorgersene. Io per scoprire quella che Mussolini aveva sull’avambraccio destro dovetti ricorrere ad una lente d’ingrandimento.”

Sola!
Arriva l’estate e per Frieda sono giorni di grande travaglio. Travaglio professionale perché la diagnosi a cui è giunta la porta a conclusioni difficilmente condivisibili da qualunque collega; travaglio etico perché ciò che sta accadendo intorno a lei non lascia spazio a previsioni ottimistiche... Hitler ha appena raso al suolo mezza Polonia e adesso promette di fare lo stesso al resto dell’Europa. Mussolini, dal canto suo, non vede l’ora di menare le mani accanto all’alleato tedesco, ma preso alla sprovvista dall’irruenza di Hitler, si trova in ritardo con gli armamenti e sottopone l’Italia ad uno sforzo inauditoper produrre bombe, mine, cannoni ed 8 milioni di baionette!
Sempre più stordita e confusa, il 23 settembre Frieda prende finalmente la decisione giusta: inviare a Freud il materiale in suo possesso. Ma come? É difficile e molto pericoloso. Raggiunge allora l’Ambasciata di Svizzera a Roma, da dove telefona a Freud. Ma lì viene a sapere che il suo maestro, esule a Londra, è morto da tre ore. É un colpo durissimo. Ora Frieda si sente veramente sola.
Stringe fra le mani l’orologio del suo maestro, lo guarda e capisce che non c’è più tempo. Deve finire il suo lavoro il prima possibile. Sì! Curando la follia di Mussolini, forse potrà frenare la follia che s’è impossessata del mondo. Ma come procedere? Con quali mezzi? Intanto le crisi di Mussolini hanno una recrudescenza. Maria Signorelli è una delle donne che si occupavano delle pulizie a Palazzo Venezia. Oggi ci racconta: “C’era chi diceva ulcera. C’era chi diceva lue. Fatto sta che io lo vidi con i miei occhi, nella ‘sala dello Zodiaco’, mentre si rotolava sul pavimento con i pugni in bocca per soffocare il dolore. Il giorno dopo il tappeto della sala era stato sostituito. Sembra che il duce l’avesse strappato a morsi.” “Non era né ulcera né lue”, dice oggi la Muller, “erano vere e proprie crisi epilettiche. Fu allora che mi venne l’idea di contattare Cerletti e Bini. Sapevo che se qualcuno m’avesse scoperto sarei finita in fondo al Tevere, ma non avevo altra scelta: dovevo tentare con l’elettroshock”. Uno dei filmati ormai perduti, come riferisce la Muller, era addirittura commovente: Mussolini seduto in poltrona, con una corona di elettrodi applicati al cuoio capelluto, vibra per tre volte sotto le tre brevi scariche consecutive rilasciate dalla Muller a distanza di cinque secondi l’una dall’altra. A questo punto accade l’inaspettato: Mussolini dice che gli alieni sono esseri immondi, altro che amarli! Lui li odia. 
“In quanto ad Hitler”, aggiunge, “è un pervertito!”. Poi si sveglia smarrito e finisce che si accoccola con il capo sulle gambe della dottoressa. Frieda gli accarezza la grande testa lucida, mentre quello scoppia a piangere come un vitello, rinnegando la dittatura, le leggi razziali e l’omicidio del deputato socialista Giacomo Matteotti.
Ancora la Muller: “Agendo di istinto avevo colto nel segno: il trattamento con l’elettroshock aveva mandato in corto circuito il microchip impiantatogli dagli alieni. Pensai che dovevo approfittare subito della situazione, e lo feci”.
I frutti di questa nuova terapia si concretizzano in poche sedute: Mussolini diventa più buono.
Il 7 dicembre Mussolini si dissocia dai nazisti ed annuncia ufficialmente la neutralità dell’Italia nella guerra di Hitler. 
Come si è detto la Muller, grazie alla ‘suggestione postipnotica’, è ora in grado di mandare in trance Mussolini usando una parola chiave. La parola magica usata dalla dottoressa è Sigmund, il nome di Freud. Ma questo espediente concepito per facilitarle il lavoro finisce invece per rivelarsi un boomerang. L’incidente accade durante un ricevimento presso l’ambasciata tedesca a Roma. Otto Dippel era uno dei camerieri che quella sera prestavano servizio: “Mi ricordo che Mussolini era vestito di bianco, con un grosso cappello da ammiraglio pieno di piume, e conversava con l’ambasciatore... A un certo punto stringe la mano al figlio di Von Ribbentrop, Sigmund. Il ragazzo ha appena finito di pronunciare il suo nome che Mussolini si irrigidisce e non molla più la presa… uno spettacolo assurdo. Tutti facevano finta di niente eppure la cosa andò avanti per quasi mezz’ora…” Dopo quest’incidente di trance indotta involontariamente, Mussolini si rende conto che la dottoressa Muller ormai ha troppo potere su di lui. E decide di sospendere le sedute di psicoanalisi. A questo punto Hitler, che ha invaso la Norvegia, la Danimarca, l’Olanda, il Belgio e la Francia, telefona a Mussolini per sapere se la guerra se la deve finire da solo, oppure c’è qualche speranza che il Duce si decida ad intervenire.

Ricaricato da Hitler
Il 18 marzo 1940 i due dittatori si incontrano sul Brennero. L’effetto è immediato: Hitler, ha anche lui un microchip alieno impiantato nell’avambraccio destro, ma a differenza di quello di Mussolini, funziona a meraviglia. Durante l’incontro a quattr’occhi, il Führer ritrasmette al Duce la giusta carica negativa voluta dagli UFO, azzerando in poche ore tutto il lavoro fatto dalla Muller negli ultimi mesi. Già sul treno che lo riporta a Roma Mussolini ricomincia a parlare di guerra “igiene dei popoli” col controllore. Frieda intanto è sempre più vicina alla verità. Le prove che ha raccolto le permettono ormai di formulare la più incredibile teoria mai osata da un essere sano di mente nel 1940: Mussolini ed Hitler (sì, pure lui!) sono controllati attraverso qualcosa che gli extraterrestri hanno inserito nei loro corpi dopo averli rapiti. Gli extraterrestri sono così in grado di portare i terrestri a compiere atti di violenza inaudita. Il problema della psicanalista è che Mussolini, nonostante le crisi e il mal di testa, adesso si rifiuta di vederla. La mattina del 10 giugno 1940 Mussolini manda finalmente a chiamare Frieda Muller. Sarà la loro ultima volta. Le condizioni in cui la dottoressa trova il pover’uomo sono addirittura peggiori della prima volta che l’ha incontrato. Il Duce è veramente ridotto uno straccio. Ma lui minimizza: ha solo bisogno di rilassarsi un po’ prima di pronunciare un importante discorso: “É giunto il momento delle decisioni irrevocabili”, le dice. Intanto una folla oceanica attende impaziente che Mussolini si affacci al balcone di Palazzo Venezia per sapere il destino che la attende. “Non saprei descrivere i sentimenti che provavo per lui”, ci dice la Muller, “erano molti e in contrasto tra loro. Da una parte mi faceva pena: lo immaginavo bambino, strappato al suo lettino e portato via da esseri orrendi con la testa di lucertola. Che colpa ne aveva il poveraccio se era finito per diventare uno strumento nelle loro mani? In fondo gli UFO gli avevano distrutto la vita, inferto sofferenze, lo avevano portato a compiere ogni sorta di azione malvagia… E lui? Benito Mussolini aveva mai avuto un’altra chance? Ma poi pensai a tutta la gente che a causa sua pativa le sofferenze più atroci. Non erano pure loro degli innocenti? Per tutti costoro io potevo essere una chance. L’ultima chance”.
Mussolini dorme profondamente sul divanetto. Passano alcuni secondi senza che niente accada. Frieda ha qualcosa in mano, si tratta di una borsa. La Muller ne tira fuori una rivoltella che punta alla nuca di Mussolini. Vorrebbe premere il grilletto, ma il dito non si muove, non ne ha la forza. Frieda non è un’assassina. L’omicidio politico, sia pur a fin di bene, non riesce a trovare giustificazione nel suo cuore. La dottoressa si accascia allora sulla poltrona e, scuotendo la testa, rompe in rumorosi singhiozzi. É in quel preciso momento che Mussolini, come sollevato da forze invisibili, si stacca dal divanetto su cui è steso e levita fino a ritrovarsi in posizione eretta, con la mano romanamente tesa all’indirizzo degli UFO. Ed in modo del tutto innaturale, come eteroguidato, esce dalla stanza e s’incammina… Quello che accade subito dopo lo ritroviamo in un filmato ufficiale dell’Istituto Luce, dove si vede il dittatore inquadrato di spalle, che si avvia al balcone che dà su Piazza Venezia. Udiamo la folla acclamante e vediamo il cielo. E in un angolo del cielo, proprio in direzione del suo braccio teso, si scorge chiaramente l’ombra di un disco volante. La fine è nota: Benito Mussolini entra in guerra insieme ad Adolf Hitler e per cinque anni i due mettono la Terra a ferro e a fuoco. E se non vincono la seconda guerra mondiale è per un soffio...

Essi tornano
Fuggita in America, la dottoressa Muller entra in contatto con la Casa Bianca e viene subito inserita in un programma segreto (nome in codice MJ12), messo in atto dai servizi segreti delle maggiori potenze mondiali per combattere gli alieni. La sua esperienza in materia di UFO si rivela fondamentale nelle attività dell’AREA 51, la base militare impiantata nel deserto del Nevada per contrastare le attività degli extraterrestri. Ma il suo compito più importante è a tutt’oggi quello di vigilare per conto della NASA e della CIA sui capi di Stato americani, assicurandosi che non finiscano nelle mani degli alieni. Perché allora, la Muller ha aspettato più di mezzo secolo per rivelare a noi e al mondo intero la Verità? “Ho deciso di rompere il cover-up perché sono convinta che oggi la rete di protezione stesa dai governi che collaborano al MJ12 abbia maglie troppo larghe. La situazione ormai è fuori controllo, i siti nazisti su internet sono migliaia, i nazisti vincono elezioni e crescono nelle piazze, soprattutto in Europa. É giunto il momento che anche la gente comune sappia che gli UFO sono ancora tra noi!”

2/22/2012 11:47 AM
 
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Beh, che dire. Storia decisamente paranoica/cospirazionista con tanto di rettiliani [SM=g8184] [SM=g10191]
Comunque, avete informazioni su questa Freida Muller?
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2/22/2012 2:43 PM
 
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Gabrjel, 22/02/2012 11.47:

Beh, che dire. Storia decisamente paranoica/cospirazionista con tanto di rettiliani [SM=g8184] [SM=g10191]
Comunque, avete informazioni su questa Freida Muller?



Penso sia frutto di un parto letterario, non risulta che il Duce si fosse ammalato e tanto meno esiste la fantomatica psicologa.

Sembrerebbe purissima satira che tramite un racconto fantastico cerca di irridere dell'avversario politico.

Interessante la data del 13 gennaio 1939, che guarda caso negli archi del Corriere risulta ancora in allestimento.

cinquantamila.corriere.it/storyTellerGiorno.php?year=1939&month=0...

La sciata a torso nudo avvenuta a Terminillo (Roma) è del 1937 non 1939

Lo spettacolo del fascismo
Di Simonetta Falasca Zampon

tinyurl.com/74t88v5

Dagospia

tinyurl.com/6ojbggx

Anche la foto del Duce non corrisponde.


Foto dal sito di Enrico Caria



Foto del Duce a Terminillo


Morale della favola ottimo racconto satirico in chiave aliena.

[Edited by eone nero 2/22/2012 2:47 PM]
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2/22/2012 3:52 PM
 
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Grazie eone. Si, infatti ho guardato meglio il sito, ed effettivamente sembra una storia inventata per fare satira.
Qui alcune immagini tratte dal sito per farvi capire meglio:





Qui una breve biografia dell'autore:



E qui la "spiegazione satirica" ai crop circle secondo l'autore:

2/22/2012 3:59 PM
 
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Sembra che una Frieda Muller sia comunque esistita:

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2/22/2012 4:11 PM
 
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Gabrjel, 22/02/2012 15.59:

Sembra che una Frieda Muller sia comunque esistita:




Non esiste nessuna notizia su tale Frieda Muller psicologa, esistono altre persone con quel nome compresa una signora che ha vissuto sino a 110 anni nata il 18 ottobre del 1894. [SM=g8149]

www.nealirc.org/Gerontology/OldestWomanGermany.html

Ed una donna pugile [SM=g8149]

www.britishpathe.com/video/women-boxing-frieda-muller-germany-vs-...

Comunque ho mandato alcune mail per avere notizie sia sulla foto rappresentante la donna, sia sulla psicologa.
[Edited by eone nero 2/22/2012 4:14 PM]
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2/22/2012 4:19 PM
 
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Quanto mi piacciono queste storie, veramente fantastiche dal punto di vista letterario. Una sorta di universo parallelo raccontato su carta.

Mi sta venendo la voglia di riprendere i miei manoscritti. [SM=g8257]
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2/22/2012 4:22 PM
 
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Stige81, 22/02/2012 16.19:

Quanto mi piacciono queste storie, veramente fantastiche dal punto di vista letterario. Una sorta di universo parallelo raccontato su carta.

Mi sta venendo la voglia di riprendere i miei manoscritti. [SM=g8257]



E cosa aspetti? [SM=g8814]


Attendiamo trepidanti di leggere [SM=g9962]



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Compito della scienza non è aprire una porta all'infinito sapere, ma porre una barriera all'infinita ignoranza.
2/22/2012 4:29 PM
 
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Quoto eone!
Mi raccomando però!
Segna bene che sono frutto di fantasia, se no sappiamo tutti dopo che fine fanno [SM=g10218]
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2/22/2012 4:42 PM
 
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Re:
Gabrjel, 22/02/2012 16.29:

Quoto eone!
Mi raccomando però!
Segna bene che sono frutto di fantasia, se no sappiamo tutti dopo che fine fanno [SM=g10218]


Noooo, il bello è proprio quello, far credere che sia tutto vero! [SM=g10191]
Peccato che gli allegati nei pm sono disattivati [SM=g28000]
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