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L'ultimo regalo di Margherita Hack: "non incontreremo mai gli alieni", (ndr) regalo ai fufologi

Last Update: 11/13/2013 9:34 PM
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11/6/2013 4:16 PM
 
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Fonte: meteoweb

La Nasa va a caccia di alieni e lo fa a partire dai pianeti ‘terrestri’, composti di roccia e metalli con un nucleo centrale di metalli fusi. Uno studio appena pubblicato dice che solo nella nostra galassia ci sono 8,8 miliardi di stelle con pianeti simili al nostro. Dai dati dell’ente spaziale Usa, inoltre, risulta che una stella su cinque simili al Sole ha un pianeta come la Terra. Osservazioni e dati che portano all’ingenua equazione pianeta ‘terrestre’ uguale vita. A chiarire l’equivoco arriva l’ultimo libro, postumo, di Margherita Hack pubblicato insieme a Viviano Domenici, ‘C’e’ qualcuno la’ fuori?’ (Ed. Sperling & Kupfer – pagg. 239, euro 18). La grande astrofisica, scomparsa a giugno, interviene sul tema su cui l’uomo si interroga da sempre. E lo fa spiegando come le distanze astronomiche e le condizioni richieste per la vita siano elementi determinanti al di la’ di ogni possibile dubbio per escludere che l’uomo possa mai dare una risposta positiva alla domanda: “Credo del tutto probabile – scrive la Hack – che ci sia vita in altri mondi abitati, ma credo anche che non avremo mai modo di incontrare un extraterrestre. Le distanze non ce lo permettono. In conclusione – dice ancora – penso che siamo destinati alla solitudine. Ma questo non vuol dire che dobbiamo rinunciare a cercare!”. Nel libro, scritto dal giornalista scientifico Viviano Domenici, la Hack attacca soprattutto “le bischerate” a cui tanta gente crede, “gli Ufo, gli alieni venuti sulla Terra migliaia di anni fa, tutto senza una prova”, convinta che “l’irrazionalita’ danneggia la scienza e il cervello”. Non a caso il sottotitolo del libro recita: “Alla ricerca della vita extraterrestre. Le indagini della scienza e gli inganni della fantarcheologia”. Il libro della Hack fornisce anche elementi scientifici e divertenti e istruttivi paradossi illustri a sostegno delle sue parole. Per esempio cita l’equazione di Frank Drake degli anni ’60 sulle possibili civilta’ avanzate presenti nella nostra galassia che, spiega, “somiglia molto a un inutile passatempo perche’ ognuno puo’ modificare le cifre come meglio crede per arrivare alle conclusioni che piu’ gli aggradano con lo stesso livello di (in)attendibilita’”. Le ricerche della Nasa continuano, ma la Hack dalle pagine del suo libro postumo invita alla prudenza e, soprattutto, a non credere a chi parla di extraterrestri gia’ in giro tra noi o ‘omini verdi’ che hanno colonizzato la galassia. Per questo cita uno dei paradossi piu’ illustri, quello di Enrico Fermi: “Dove sono tutti?”, chiese il premio Nobel ai suoi colleghi che parlavano della presenza “sicura” di alieni nell’universo.

Il grassetto è a cura del sottoscritto. [SM=g8350]


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11/6/2013 4:43 PM
 
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Re:
biancofive, 06/11/2013 16:16:



“Credo del tutto probabile – scrive la Hack – che ci sia vita in altri mondi abitati





Quoto


ma credo anche che non avremo mai modo di incontrare un extraterrestre



Non quoto se non ci estingueremo a breve.... [SM=g27988]


[Edited by KOSLINE 11/6/2013 4:50 PM]


Se vuoi volare alto circondati di aquile non di polli !!!



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11/6/2013 11:53 PM
 
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Mi permetto indegnamente di dire la mia da ultra profano scusandomi in ginocchio con chi mastica fisica.
Devo fare una premessa.

Chi ha studiato/studia ed ha insegnato/insegna fisica, non è necessariamente un negazionista a tutti i costi e presumo sappia di cosa sta parlando. Potrei paragonare quell'ipotetico studioso che ha in pratica la fisica a me, che ho pratica con la chitarra. Se qualcuno mi venisse a dire che con una chitarra a sei corde si possono eseguire accordi composti da 10 note DIVERSE, umilmente gli direi che è IMPOSSIBILE; nemmeno usando 2 mani e avendo 8 dita per mano, perchè la polifonia della chitarra non dipende da quante dita o mani si hanno, ma dal numero delle corde dello strumento (perdonatemi; è comunque un esempio grossolano e impreciso).
Quindi se molti scienziati sono davvero convinti del fatto che la velocità della luce non è e non sarà mai superabile, hanno dati certi per dirlo.

Premetto anche un concetto di fisica che mi serve ad argomentare ciò che dirò. Per chi si impressiona davanti a lettere, calcoli e simboli, cercherò di grassettare il concetto fondamentale:

Ciò che segue è tratto da: FONTE


Michael Faraday scoprì un'altra proprietà fondamentale del campo magnetico e della connessione esistente tra elettricità e magnetismo. Supponiamo di avere un campo magnetico uniforme e un filo percorso da una corrente i, disposto perpendicolarmente al campo.

Sul filo agisce una forza che è proporzionale all'intensità della corrente i e alla lunghezza l del filo. La costante di proporzionalità è esattamente uguale all'intensità B del campo magnetico. In formule possiamo scrivere: F / (i · l) = costante = B. Dal momento che il campo magnetico crea la forza che agisce sul filo avremo che aumentando il campo magnetico B aumenta anche l'intensità della forza F.

...

In questa sezione abbiamo visto che una corrente e un campo magnetico possono interagire tra loro in maniera tale da generare delle forze.

...

Se infine viene inserita nel campo magnetico di intensità B una spira rettangolare percorsa da una corrente i, si ottiene una coppia di forze, ognuna di intensità pari a F = i l B, che agisce sui due fili perpendicolari e che tende a mettere in rotazione la spira rettangolare. Questi principi fisici possono essere utilizzati per costruire un motore elettrico.



Ok ora arriva la castroneria prendiamo in esame le grandezze che tira in ballo Faraday: il campo magnetico, la corrente e la forza (che non è quella di Star Wars ma è proprio una forza che spinge via il filo percorso da corrente).

un campo magnetico è una grandezza fisica vettoriale che esprime le proprietà dello spazio dovute alla presenza in esso di un magnete permanente o di una corrente elettrica. Un vettore in fisica è una freccia. Dal polo positivo (detto anche NORD) del magnete escono una teorica moltitudine di freccie che effettuano una virata la cui ampiezza dipende dalla distanza della loro origine dall'asse di simmetria dei poli Nord-Sud e rientrano nel polo negativo (detto anche SUD).

Una corrente elettrica è un flusso di elettroni che si muove a causa di una differenza di potenziale tra due punti: immaginatelo come un fiume; più è in discesa, più acqua scorre nella stessa unità di tempo. Per la corrente elettrica più c'è differenza di potenziale tra due punti, più elettroni passano nella stessa unità di tempo.

Queste 2 grandezze così lontane dalla vita pratica di un essere umano - tant'è che la corrente è stata scoperta molto dopo la comparsa dell'uomo sulla terra - unite insieme generano la forza motrice che invece l'uomo usa da sempre.

Tutto questo mi serve per dire cosa?

Secondo me potrebbe esistere una interazione tra altre grandezze fisiche che potrebbe portare a generare effetti "collaterali" ma sempre tollerati dalla fisica utili per superare le distanze siderali.

Mi sbilancio dicendo che una potrebbe essere la gravità.

Grazie dell'attenzione.
-------

Esistono solo 10 tipi di persone: quelle che conoscono il codice binario e quelle che non lo conoscono.
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11/13/2013 9:34 PM
 
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Come nota di colore, ripropongo un'articolo di M. Hack del 1963, dalle pagine de "La Stampa".

http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/action,viewer/Itemid,3/page,0007/articleid,0020_01_1963_0300_0007_24710680/


La stella di Betlemme
La vera data di nascita di Gesù: fra il 10 ed il 4 avanti Cristo - Quel che videro i Magi sulla capanna della Natività: un pianeta, una stella «nova », un bolide? - La cometa di Halley, dall'incomparabile fulgore, resta l'oggetto che più probabilmente apparve allora nel cielo palestinese

Non si conosce con certezza quando nacque Gesù: la data del 754 dalla fondazione di Roma suggerita dal monaco Dionysius Exiguus (morto nel 556 d. C.) è molto probabilmente sbagliata. Gesù nacque qualche tempo prima del periodo che si indica con la sigla d.C; forse 4 o 5 anni prima, forse anche di più. (Infatti Brode morì nella primavera del 4 a.C. e il censimento ordinato da Augusto incominciò il 10 o il 9 a. C. Gesù perciò deve essere nato fra il 10 e il 4 a. C).

Nel secondo capitolo del Vangelo secondo S. Matteo si parla della stella apparsa ai Magi; ma non c'è nessun altro documento o cronaca che vi accenni. Di quale stella si trattava!

Evidentemente bisogna qui intendere la parola « stella» come un termine generico e non nel senso di oggi: potrebbe essere stato un pianeta, una nova (una stella che esplode e diventa improvvisamente più luminosa), una cometa o una meteora.

Incominciamo àall'ipotesi' del pianeta. Venere è il pianeta più facilmente visibile; ma è anche il meno probabile, perché i Magi non potevano scambiare questo notissimo oggetto per una novità. Lo stesso discorso vale per Giove, Marte e Saturno. Secondo Giovanni Keplero, se di pianeti si trattò, si può pensare ad una « congiunzione ». Nel dicembre 1603 egli osservò il ravvicinamento di Giove e Saturno, e poco dopo anche di Marte. Questa triplice congiunzione gli fece pensare che qualcosa di simile potè essere accaduto quando nacque Gesù. Egli calcolò i moti di questi pianeti all'indietro nel tempo e trovò che una tale congiunzione aveva avuto luogo nel 6 a. C. Tuttavia dalle riprove fatte (riproducibili anche nei moderni planetari) si è constatato che il Sole era allora vicinissimo a quei pianeti e quindi la congiunzione era difficilmente osservabile.

Un'altra spiegazione per la stella dei Re Magi è l'apparizione di una nova o di una supernova; cioè di una stella che diventa eccezionalmente luminosa quando, per processi che avvengono nel suo interno, esplode gettando nello spazio parte della sua massa. Sebbene la maggioranza di queste stelle non raggiunga lo splendore attribuito alla stella di Betlem, alcune di esse non troppo lontane da noi potrebbero anche superare lo splendore ài Giove o di Venere. E' possibile che un tale avvenimento sia passato inosservato, senza indicazioni nelle cronache di altri popoli antichi? Ciò avvenne altre volte, come nel caso della supernova del 1054 d. C, descritta da astronomi cinesi e di cui non si trova notizia nelle cronache europee di quel periodo.

La terza ipotesi è che la stella di Betlem sia stata una brillantissima meteora; per essere più precisi, uno di quegli oggetti chiamati « bolidi ». Sebbene i bolidi producano effetti spettacolari nel cielo notturno, la loro luce àura soltanto pochi secondi e non sembra probabile che la stella dei Magi fosse così effimera.

L'ultima possibilità è che si trattasse di una cometa. Quando questi oggetti si avvicinano al Sole, acquistano un grande splendore, sviluppando una chioma e una coda cospicue. Molte comete sono visibili ad occhio nudo per qualche mese, il che corrisponderebbe ai tempo richiesto dal viaggio dei Magi. Inoltre gli antichi consideravano le comete come precorritrici di eventi straordinari.

Il dr. Robert S. Richardson del Grifflth Observatory, di Los Angeles, sostiene che la stella di Betlem potrebbe essere stata la famosa cometa di Halley. Egli ha condotto una serie di ricerche su vecchie cronache, e ha trovato che in realtà la cometa di Halley fu osservata nella giusta stagione e nella giusta parte del cielo ognuna delle 27 volte che essa è passata nelle vicinanze della Terra, nel periodo compreso fra l’87 a. C. e il 1910. Dato che essa ha un periodo di te anni, un'apparizione avvenne nell'll a. C. Come abbiamo detto, la data di nascita ài Gesù non è conosciuta co -precisione; si sa solo che deve risalire a qualche anno prima della nostra èra. Sebbene ci sia una certa differenza fra la presunta data e l'epoca del passaggio della cometa, la cronologia allora era così mal definita, che l'intervallo rientra nei limiti di un possibile errore. Inoltre il Richardson crede ci sia un altro fatto che rende ancora più probabile quest'ultima ipotesi. Nella seconda metà d'agosto di quell'anno, 11 a. C, le cronache riportavano che la cometa di Halley si trovava nella costellazione dei Gemelli, un po' a Nord delle due brillanti stelle Castore e Polluce. La latitudine di Betlem è 31°42’ nord, e 2000 anni fa Castore e Polluce erano all'incirca a 32" nord dell'equatore celeste. Questo significa che nel loro viaggio giornaliero attraverso il cielo passavano allo zenit di Betlem. Poiché la cometa di Halley era visibile molto vicino a Castore e Polluce, essa doveva essere visibile proprio su Betlem; dove era nato Gesù.

Ci sarebbe un'ultima ipotesi che forse a qualcuno apparirà stravagante. Siamo in tempi di astronautica e di avventure spaziali: astronomi seri prospettano l'esistenza di abitanti extraterrestri, e anche la religione oggi non trova nulla da ridire su queste ipotesi. Si potrebbe spiegare la stella di Betlem come la visita di creature non terrestri su una nave spaziale. Questo servirebbe a chiarire lo strano versetto di S. Matteo che dice: «... ed ecco la stella che avevano veduta in Oriente, andava dinanzi a loro, finché giunta di sopra al luogo dov'era il fanciullino, si fermò ». (Matteo II, 9).
Margherita Hack
Astronomo capo dell'Osservatorio di Merate

(foto: Un tratto della celebre tappezzeria di Bayeux, dell'undicesimo secolo, mostra re Aroldo atterrito dall'apparizione d'una strana stella, considerata presagio di imminente sventura. A sinistra alcuni popolani contemplano l'oggetto celeste. E' la cometa alla quale Halley diede il suo nome, durante il periodico ritorno del 1682

Pagina 7
(19.12.1963) LaStampa - numero 300


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